A un anno dal disastro alla centrale di Fukushima, per non dimenticare quali siano i rischi intrinsecamente connessi agli impianti nucleari, vi invito a leggere stralci di una corrispondenza dal Giappone, pubblicata sul Manifesto del 24 marzo 2011.
Suonavano strane le rassicurazioni dei giorni scorsi sulla presunta assenza di rischi per l'agricoltura e la produzione alimentare nei dintorni della centrale di Fukushima. E infatti, dodici giorni dopo il terremoto che ha ribaltato il nord del Giappone e dopo l'incidente nucleare che sta tenendo col fiato sospeso, ancora adesso, tutto il paese, le autorità sanitarie hanno bloccato la vendita di undici verdure a foglia larga coltivate nelle quattro prefetture più colpite: Fukushima, certamente, e poi Gunma, Ibarald e Iwate. Naturalmente è anche questa una delle cause della mancanza di generi alimentari nel nord colpito dal terremoto: gli scaffali dei supermercati, qui sì che sono spesso deserti, bianchi lucidati senza uno straccio di prodotto esposto sopra. Come a Yamagata, o a Sendai. Perfino le sigarette sono merce rara. Non parliamo del pane. Di verdura ne arriva, ma poca, all'alba davanti ai supermercati si formano code di persone che sperano di accaparrarsene un po'. La combinazione del bando della vendita dei prodotti freschi e la scarsità naturale dovuta alla devastazione del terremoto e dello tsunami fa sì che nelle città arrivi poco e niente.
[...] Quanto all'acqua, le autorità di Tokyo hanno avvertito oggi che le radiazioni emanate dalla centrale hanno reso pericolosa per i bambini al di sotto di un anno di età quella che scorre dai rubinetti della metropoli. Le loro piccole tiroidi assorbono infatti come spugne, più di quelle degli adulti, quanto di nocivo c'è in quel che bevono e mangiano. Inevitabile, anche in questo caso, che una centrale che sputa vapori nell'aria e scorie nel suolo per dodici giorni consecutivi contamini le risorse idriche. Ma il fatto che il veleno sia arrivato nella capitale segna il superamento di una soglia psicologica importante, benché puramente simbolica. I test eseguiti su campioni provenienti da uno degli impianti di purificazione di Tokyo hanno rilevato la
presenza di 210 becquerel
di iodio radioattivo per litro, il doppio del massimo legale. Il governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara, ha precisato che si tratta di un livello che non pone «una minaccia immediata» e che non è dannoso per gli adulti, ma ha chiesto alle famiglie di smettere di diluire il latte in polvere con l'acqua del rubinetto.
domenica 11 marzo 2012
giovedì 8 marzo 2012
Equinozio e argilla
Si avvicina l'equinozio di primavera, quindi ho iniziato il trattamento con l'argilla: per circa 3 settimane, ogni sera preparo un bicchiere di acqua con un cucchiaino di argilla ventilata, lo lascio depositare e lo bevo la mattina seguente (evitando il sedimento).
Gli esperti dicono che sia una portentosa cura depurativa ed energizzante al tempo stesso.
Gli esperti dicono che sia una portentosa cura depurativa ed energizzante al tempo stesso.
mercoledì 7 marzo 2012
GAS e piano B
In un articolo apparso sul Manifesto del 17 febbraio, Guido Viale sostiene la necessità di un piano B per l'Europa, in contrapposizione con il piano A degli economisti. Nel piano B, è affidato esplicitamente un ruolo ai GAS: riporto allora qui sotto la parte finale dell'articolo.
In tempi di crisi valutaria, ciò con cui bisognerà fare i conti, a livello nazionale e locale, saranno gli approvvigionamenti: innanzitutto quelli energetici e alimentari. L'unica risorsa a cui attingere a piene mani nel giro di pochi mesi e pochi anni sono risparmio ed efficienza energetica. La condizione di paese bombardato apparirà allora in tutta evidenza: spente le luminarie che non servono per vedere ma per farsi vedere; auto ferme e mezzi pubblici strapieni (scarseggerà il carburante); orari cambiati per garantire il pieno utilizzo dei mezzi durante tutto l'arco della giornata; conversione in tempi rapidi - come all'inizio di una guerra - delle fabbriche compatibili con la produzione di impianti per le fonti rinnovabili o di cogenerazione, di mezzi di trasporto collettivi o condivisi a basso consumo; interventi sugli edifici per eliminarne la dispersione energetica. ecc. Giusto quello che si sarebbe dovuto fare - e ancora potrebbe essere fatto - in questi anni, con esiti economici certo migliori. Lo stesso vale per l'approvvigionamento alimentare: occorrerà restituire a ogni territorio la sovranità alimentare con un'agricoltura meno dipendente dal petrolio e un'alimentazione meno dipendente da derrate importate: una operazione da mettere in cantiere con una nuova leva di giovani da avviare a un'attività ad alta intensità di innovazione e di lavoro che potrebbe cambiare l'aspetto del paese. Analogamente occorrerà intervenire sul patrimonio edilizio inutilizzato, sul ciclo di vita dei materiali (risorse e rifiuti), su scuola, università, sanità con interventi che riducono gli sprechi e producono occupazione di qualità. Ma soprattutto ci vorrà una revisione generale degli acquisti quotidiani: spesa condivisa, rapporti diretti con il produttore e Km0 (i GAS), riduzione degli imballaggi e del superfluo, ricorso all'usato e alla riparazione e alla condivisione dei beni: tutti campi in cui il sostegno di un'amministrazione locale conta molto. E tante altre cose simili su cui occorre riflettere: sono tutti interventi da concepire, programmare e gestire a livello locale - con la partecipazione diretta della cittadinanza attiva - che potranno essere agevolati anche da un circuito parallelo di monete garantite dalle autorità locali, come era avvenuto con successo in molti paesi occidentali - compresa la Germania nazista - durante la grande crisi degli anni '30. Fantascienza? Forse; comunque un programma meno irrealistico dell'idea di affidare alla liberalizzazione dei servizi e dei rapporti di lavoro la ripresa di una crescita che sottragga l'Italia al cappio del debito; e magari anche alla crisi ambientale - ah! questa sconosciuta! - che investe il pianeta.
In tempi di crisi valutaria, ciò con cui bisognerà fare i conti, a livello nazionale e locale, saranno gli approvvigionamenti: innanzitutto quelli energetici e alimentari. L'unica risorsa a cui attingere a piene mani nel giro di pochi mesi e pochi anni sono risparmio ed efficienza energetica. La condizione di paese bombardato apparirà allora in tutta evidenza: spente le luminarie che non servono per vedere ma per farsi vedere; auto ferme e mezzi pubblici strapieni (scarseggerà il carburante); orari cambiati per garantire il pieno utilizzo dei mezzi durante tutto l'arco della giornata; conversione in tempi rapidi - come all'inizio di una guerra - delle fabbriche compatibili con la produzione di impianti per le fonti rinnovabili o di cogenerazione, di mezzi di trasporto collettivi o condivisi a basso consumo; interventi sugli edifici per eliminarne la dispersione energetica. ecc. Giusto quello che si sarebbe dovuto fare - e ancora potrebbe essere fatto - in questi anni, con esiti economici certo migliori. Lo stesso vale per l'approvvigionamento alimentare: occorrerà restituire a ogni territorio la sovranità alimentare con un'agricoltura meno dipendente dal petrolio e un'alimentazione meno dipendente da derrate importate: una operazione da mettere in cantiere con una nuova leva di giovani da avviare a un'attività ad alta intensità di innovazione e di lavoro che potrebbe cambiare l'aspetto del paese. Analogamente occorrerà intervenire sul patrimonio edilizio inutilizzato, sul ciclo di vita dei materiali (risorse e rifiuti), su scuola, università, sanità con interventi che riducono gli sprechi e producono occupazione di qualità. Ma soprattutto ci vorrà una revisione generale degli acquisti quotidiani: spesa condivisa, rapporti diretti con il produttore e Km0 (i GAS), riduzione degli imballaggi e del superfluo, ricorso all'usato e alla riparazione e alla condivisione dei beni: tutti campi in cui il sostegno di un'amministrazione locale conta molto. E tante altre cose simili su cui occorre riflettere: sono tutti interventi da concepire, programmare e gestire a livello locale - con la partecipazione diretta della cittadinanza attiva - che potranno essere agevolati anche da un circuito parallelo di monete garantite dalle autorità locali, come era avvenuto con successo in molti paesi occidentali - compresa la Germania nazista - durante la grande crisi degli anni '30. Fantascienza? Forse; comunque un programma meno irrealistico dell'idea di affidare alla liberalizzazione dei servizi e dei rapporti di lavoro la ripresa di una crescita che sottragga l'Italia al cappio del debito; e magari anche alla crisi ambientale - ah! questa sconosciuta! - che investe il pianeta.
martedì 6 marzo 2012
In gita dal produttore
Leandro e famiglia sono stati invitati, in qualità di referenti, ad una visita dal nostro fornitore di prodotti per il corpo.
La conoscenza diretta del fornitore è uno dei cardini del nostro GAS, infatti avevamo già fatto una gita di gruppo qualche anno fa.
In quest'occasione il produttore ha voluto mostrare il nuovo laboratorio ai referenti dei gas clienti. Poi, prima di una passeggiata pomeridiana per i campi dove crescono le varie erbe usate come materie prime per i prodotti, hanno messo tutti le gambe sotto il tavolo per gustare un ottimo pranzo "contadino": che fortuna!
Ma il produttore ha offerto la giornata con piacere; anzi, ha ringraziato tutti i GAS (e in particolare il nostro che lo segue da molti anni), perché gli permettono di fare il lavoro che lui desidera.
La conoscenza diretta del fornitore è uno dei cardini del nostro GAS, infatti avevamo già fatto una gita di gruppo qualche anno fa.
In quest'occasione il produttore ha voluto mostrare il nuovo laboratorio ai referenti dei gas clienti. Poi, prima di una passeggiata pomeridiana per i campi dove crescono le varie erbe usate come materie prime per i prodotti, hanno messo tutti le gambe sotto il tavolo per gustare un ottimo pranzo "contadino": che fortuna!
Ma il produttore ha offerto la giornata con piacere; anzi, ha ringraziato tutti i GAS (e in particolare il nostro che lo segue da molti anni), perché gli permettono di fare il lavoro che lui desidera.
lunedì 5 marzo 2012
Primi lavori nell'orto
Per non restare indietro con i lavori, ieri ho iniziato a preparare l'orto per il nuovo anno.
Innanzitutto ho raccolto i radicchi rossi e l'insalata che avevano passato l'inverno e che erano rinvenuti con le prime giornate di sole: ancora gustosi.
Poi ho girato tutta la terra, praticando a mano una aratura poco profonda (una ventina di centimetri), interrando un substrato di nutrimento per il terreno: stallatico di cavallo (che mi ero preventivamente procurato da un amico), mescolato con il compost di mia produzione.
Il mio è un orticello di 6 "colle", ma ci ho messo comunque quasi tutto il giorno: fatica che verrà ripagata nei mesi a venire.
Innanzitutto ho raccolto i radicchi rossi e l'insalata che avevano passato l'inverno e che erano rinvenuti con le prime giornate di sole: ancora gustosi.
Poi ho girato tutta la terra, praticando a mano una aratura poco profonda (una ventina di centimetri), interrando un substrato di nutrimento per il terreno: stallatico di cavallo (che mi ero preventivamente procurato da un amico), mescolato con il compost di mia produzione.
Il mio è un orticello di 6 "colle", ma ci ho messo comunque quasi tutto il giorno: fatica che verrà ripagata nei mesi a venire.
domenica 4 marzo 2012
L'officina di Vienna
E' il titolo di un reportage di Angela Mayr, apparso sul Manifesto domenica scorsa, di cui riporto qualche brano.
È possibile produrre diversamente, concepire un sistema economico «a fin di bene», che non infligga devastazioni sociali e ambientali? Partire dal «bene comune» come finalità e anche modalità dell'attività economica? A provarci è il movimento per la «Gemeinwohloekonomie» (economia benecomunista) sorto in Austria alla fine del 2010 per iniziativa di un gruppo di imprenditori aderenti all'organizzazione no global Attac. Obiettivo dichiarato è la creazione di un modello di economia alternativa che rovescia il dogma del profitto massimo e della competizione, affermando come valori fondanti anche dell'economia, quelli che tutti riconosciamo come basilari per la riuscita delle relazioni interpersonali: la solidarietà, condivisione, benessere comune e responsabilità. Un progetto nobile campato in aria, fuori dalla realtà?
«Di fronte all'evidenza del fallimento del sistema capitalista non si può solo stare a guardare, bisogna agire mettendo in campo da subito pratiche alternative come leva di cambiamento a livello economico, politico e sociale» ci dice Christian Felber, trentanovenne,organizzatore di «Gemeinwohloekonomie», cofondatore di Attac, insegnante di economia all'università di Vienna [...]. Alla rete di economia benecomunista, un cantiere aperto a tutte le esperienze e pratiche economiche alternative aderiscono ormai 500 imprese, piccole e medie in Austria, Germania, Spagna e Norditalia (Sudtirolo), una grande banca alternativa, la bavarese Spardabank.
Abbiamo visitato la Gugler cross media spa, tipografia e media provider trasversale. La sede è a Melk, cittadina a 90 chilometri da Vienna. [...] Tra i clienti di Gugler ci sono Ong come Greenpeace Austria ma anche l' ufficio viennese del Fmi. Scelta dei fornitori secondo criteri ecologici e sociali.
[...] Gugler è tra le 60 aziende pioniere che per la prima volta, nel 2011 hanno elaborato un «bilancio benecomunista», che è il vero cuore del progetto di economia per il bene comune [...] concepito come bilancio primario, il vero obiettivo, quello finanziario secondario, solo strumentale. Il bilancio del bene sociale ed ambientale verrà sottoposto ad un audit di valutazione. Esiste una prima matrice di modello che incrocia valori (giustizia sociale, sostenibilità ecologica, partecipazione democratica ecc.) e soggetti (collaboratori, clienti, future generazioni, prodotto o servizio, fornitori ecc) attribuendo un punteggio a ciascuna voce. Chi è più sociale, più ecologico più democratico più solidale ecc. ottiene più punti. Un punteggio alto, secondo il nuovo modello economico dovrebbe essere incentivato e premiato, riconoscendo maggiori diritti alle aziende virtuose, vantaggi fiscali, facilitazioni di credito, precedenza nelle committenze pubbliche. Un percorso che funzioni da leva di cambiamento, che va affiancato da altre, politiche e legislative avvisa Felber. «Bisogna finalmente dare attuazione concreta alla costituzione che già prevede il benessere generale come fine dell'attività economica. Il sistema economico attuale violando i diritti fondamentali delle persone è in verità contro la legge».
L'articolo completo è leggibile sul sito del Manifesto.
È possibile produrre diversamente, concepire un sistema economico «a fin di bene», che non infligga devastazioni sociali e ambientali? Partire dal «bene comune» come finalità e anche modalità dell'attività economica? A provarci è il movimento per la «Gemeinwohloekonomie» (economia benecomunista) sorto in Austria alla fine del 2010 per iniziativa di un gruppo di imprenditori aderenti all'organizzazione no global Attac. Obiettivo dichiarato è la creazione di un modello di economia alternativa che rovescia il dogma del profitto massimo e della competizione, affermando come valori fondanti anche dell'economia, quelli che tutti riconosciamo come basilari per la riuscita delle relazioni interpersonali: la solidarietà, condivisione, benessere comune e responsabilità. Un progetto nobile campato in aria, fuori dalla realtà?
«Di fronte all'evidenza del fallimento del sistema capitalista non si può solo stare a guardare, bisogna agire mettendo in campo da subito pratiche alternative come leva di cambiamento a livello economico, politico e sociale» ci dice Christian Felber, trentanovenne,organizzatore di «Gemeinwohloekonomie», cofondatore di Attac, insegnante di economia all'università di Vienna [...]. Alla rete di economia benecomunista, un cantiere aperto a tutte le esperienze e pratiche economiche alternative aderiscono ormai 500 imprese, piccole e medie in Austria, Germania, Spagna e Norditalia (Sudtirolo), una grande banca alternativa, la bavarese Spardabank.
Abbiamo visitato la Gugler cross media spa, tipografia e media provider trasversale. La sede è a Melk, cittadina a 90 chilometri da Vienna. [...] Tra i clienti di Gugler ci sono Ong come Greenpeace Austria ma anche l' ufficio viennese del Fmi. Scelta dei fornitori secondo criteri ecologici e sociali.
[...] Gugler è tra le 60 aziende pioniere che per la prima volta, nel 2011 hanno elaborato un «bilancio benecomunista», che è il vero cuore del progetto di economia per il bene comune [...] concepito come bilancio primario, il vero obiettivo, quello finanziario secondario, solo strumentale. Il bilancio del bene sociale ed ambientale verrà sottoposto ad un audit di valutazione. Esiste una prima matrice di modello che incrocia valori (giustizia sociale, sostenibilità ecologica, partecipazione democratica ecc.) e soggetti (collaboratori, clienti, future generazioni, prodotto o servizio, fornitori ecc) attribuendo un punteggio a ciascuna voce. Chi è più sociale, più ecologico più democratico più solidale ecc. ottiene più punti. Un punteggio alto, secondo il nuovo modello economico dovrebbe essere incentivato e premiato, riconoscendo maggiori diritti alle aziende virtuose, vantaggi fiscali, facilitazioni di credito, precedenza nelle committenze pubbliche. Un percorso che funzioni da leva di cambiamento, che va affiancato da altre, politiche e legislative avvisa Felber. «Bisogna finalmente dare attuazione concreta alla costituzione che già prevede il benessere generale come fine dell'attività economica. Il sistema economico attuale violando i diritti fondamentali delle persone è in verità contro la legge».
L'articolo completo è leggibile sul sito del Manifesto.
sabato 3 marzo 2012
Neve arrivederci
Ieri per noi si è conclusa la stagione della neve: Cetti-girl è tornata dalla settimana bianca scolastica (in realtà 4 giorni).
Approfittando della sua assenza, anche io e Razza-O abbiamo "sbragato": ben 3 giorni in Alto Adige, in uno di quegli alberghetti con il bagno turco dove rilassarsi dopo una giornata passata un po' sugli sci da fondo e un po' passeggiando sui sentieri ancora innevati. Ogni tanto ci vuole!
Approfittando della sua assenza, anche io e Razza-O abbiamo "sbragato": ben 3 giorni in Alto Adige, in uno di quegli alberghetti con il bagno turco dove rilassarsi dopo una giornata passata un po' sugli sci da fondo e un po' passeggiando sui sentieri ancora innevati. Ogni tanto ci vuole!
venerdì 2 marzo 2012
Cambio di rotta
Scrive Guido Viale in un articolo apparso sul Manifesto del 12 aprile 2011:
Se non si cambia rotta il declino è non solo irreversibile, ma destinato ad un'accelerazione. E cambiare rotta vuol dire produrre e consumare altro: altre energie, altri alimenti, altre abitazioni, un'altra mobilità; con fonti rinnovabili, agricoltura sostenibile, veicoli condivisi, un'urbanistica e un'edilizia ecologiche, una educazione permanente fondata sull'alternanza scuola e lavoro, sul recupero della manualità.
Ognuno può cogliere questi suggerimenti e praticarli quotidianamente, cominciando magari da uno solo e poi allargando il raggio d'azione agli altri in modo progressivo. Noi, per esempio, avendo iniziato il percorso da qualche annetto, stiamo già usando altre energie con fonti rinnovabili, altri alimenti con agricoltura sostenibile, e il recupero della manualità ci permette di autoprodurre una serie di cose.
Continua poi Viale:
Non c'è solo il mercato per mettere all'opera le risorse esistenti. E, soprattutto, non lo può e non lo sa più fare il mercato esposto alla concorrenza internazionale più sregolata, dove tutti sono destinati prima o dopo a perdere e nessuno può mai vincere. La riterritorializzazione di programmi e progetti, l'economia e la democrazia a chilometri zero, invece, possono rimettere in moto le cose. Lo hanno fatto e lo hanno dimostrato con tanti esempi e buone pratiche di "altra economia".
Fra queste ultime sicuramente sono compresi i GAS, che rappresentano una delle modalità per praticare l'economia a chilometri zero, ed hanno il pregio di essere alla portata di tutti coloro che si vogliono impegnare a cambiare rotta, secondo lo stile glocal: pensare globalmente, agire localmente.
Se non si cambia rotta il declino è non solo irreversibile, ma destinato ad un'accelerazione. E cambiare rotta vuol dire produrre e consumare altro: altre energie, altri alimenti, altre abitazioni, un'altra mobilità; con fonti rinnovabili, agricoltura sostenibile, veicoli condivisi, un'urbanistica e un'edilizia ecologiche, una educazione permanente fondata sull'alternanza scuola e lavoro, sul recupero della manualità.
Ognuno può cogliere questi suggerimenti e praticarli quotidianamente, cominciando magari da uno solo e poi allargando il raggio d'azione agli altri in modo progressivo. Noi, per esempio, avendo iniziato il percorso da qualche annetto, stiamo già usando altre energie con fonti rinnovabili, altri alimenti con agricoltura sostenibile, e il recupero della manualità ci permette di autoprodurre una serie di cose.
Continua poi Viale:
Non c'è solo il mercato per mettere all'opera le risorse esistenti. E, soprattutto, non lo può e non lo sa più fare il mercato esposto alla concorrenza internazionale più sregolata, dove tutti sono destinati prima o dopo a perdere e nessuno può mai vincere. La riterritorializzazione di programmi e progetti, l'economia e la democrazia a chilometri zero, invece, possono rimettere in moto le cose. Lo hanno fatto e lo hanno dimostrato con tanti esempi e buone pratiche di "altra economia".
Fra queste ultime sicuramente sono compresi i GAS, che rappresentano una delle modalità per praticare l'economia a chilometri zero, ed hanno il pregio di essere alla portata di tutti coloro che si vogliono impegnare a cambiare rotta, secondo lo stile glocal: pensare globalmente, agire localmente.
giovedì 1 marzo 2012
Latte alla spina
Io e Cetti-girl normalmente facciamo colazione con il latte: tiepido e bianco lei, caldo con orzo solubile io.
Poiché il latte fresco non è nel paniere del GAS, lo prendiamo al distributore. Non è biologico, ma presenta ugualmente vari aspetti positivi:
Poiché il latte fresco non è nel paniere del GAS, lo prendiamo al distributore. Non è biologico, ma presenta ugualmente vari aspetti positivi:
- è a chilometri zero, sia per l'allevatore che per noi (di solito andiamo a prenderlo in bici o a piedi);
- elimina del tutto la catena commerciale, di conseguenza permette un maggior profitto all'allevatore e nel contempo costa meno al consumatore (attualmente 80 centesimi al litro!);
- la qualità è garantita: i controlli per gli allevamenti che distribuiscono direttamente il latte fresco sono molto frequenti e rigorosi;
- è a rifiuti zero: andiamo a prenderlo sempre con la stessa bottiglia di vetro;
- al distributore se ne può prendere quanto si vuole, dai 5 centesimi in su.
mercoledì 29 febbraio 2012
La pulizia dei canneti
Domenica mattina ho partecipato alla pulizia dei canneti del lago, che
viene organizzata ogni anno da alcune associazioni ambientaliste della
zona.
E' stata un' esperienza divertente: eravamo in parecchi, persone di ogni età, inoltre il tempo era ottimo e faceva quasi caldo, con il sole che splendeva sul lago. Attrezzati con stivali di gomma impermeabili, ci siamo inoltrati nei canneti, raccogliendo moltissimi rifiuti, tra cui una graticola per il barbecue, un copertone, un motore di frigorifero e una sedia!! Alla fine il totale di sacchi raccolta sarà stato sulla ventina, tantissimi.
Saluti dalla vostra
Cetti-girl
E' stata un' esperienza divertente: eravamo in parecchi, persone di ogni età, inoltre il tempo era ottimo e faceva quasi caldo, con il sole che splendeva sul lago. Attrezzati con stivali di gomma impermeabili, ci siamo inoltrati nei canneti, raccogliendo moltissimi rifiuti, tra cui una graticola per il barbecue, un copertone, un motore di frigorifero e una sedia!! Alla fine il totale di sacchi raccolta sarà stato sulla ventina, tantissimi.
Saluti dalla vostra
Cetti-girl
martedì 28 febbraio 2012
Rose
Se a san Valentino avete regalato una rosa, probabilmente è stata
coltivata in Kenya. I fiori prendono l’aereo la sera: in 4 giorni sono
da noi passando prima per l’Olanda e poi dal
mercato dei fiori di Sanremo. Ogni giorno partono fino a sette voli.
Il Kenya è il terzo produttore mondiale di fiori, dopo Olanda e Colombia. La floricoltura è la terza industria nazionale dopo turismo e thé.
Sono almeno 40 mila i lavoratori impiegati direttamente nella produzione di rose, per la maggior parte donne. Le condizioni di lavoro nelle serre sono sempre state ai limiti della sopportazione: caldo, contatto diretto coi pesticidi, salari miseri, molestie sessuali, nessuna tutela sindacale. Ora le cose sembrano (lentamente) migliorare, ma il lavoro è duro e un’operaia assunta col primo livello guadagna meno di 50 euro al mese.
L'intero processo non risulta affatto sostenibile, né dal punto di vista ambientale né da quello sociale; e infatti Alex Zanotelli conclude la sua prefazione al libro di Altreconomia Rose&lavoro con queste parole: "Dobbiamo cominciare a ragionare sul livello globale: il sistema diventerà insostenibile. Chi ha bisogno dei fiori se li coltivi. Così com’è il sistema è distruttivo, anche del tessuto sociale e umano, e mina le società del Sud del mondo. Un po’ tutto il commercio deve essere ripensato".
Fiori prodotti con criteri sostenibili si possono trovare, per esempio nelle botteghe del commercio equo.
Il Kenya è il terzo produttore mondiale di fiori, dopo Olanda e Colombia. La floricoltura è la terza industria nazionale dopo turismo e thé.
Sono almeno 40 mila i lavoratori impiegati direttamente nella produzione di rose, per la maggior parte donne. Le condizioni di lavoro nelle serre sono sempre state ai limiti della sopportazione: caldo, contatto diretto coi pesticidi, salari miseri, molestie sessuali, nessuna tutela sindacale. Ora le cose sembrano (lentamente) migliorare, ma il lavoro è duro e un’operaia assunta col primo livello guadagna meno di 50 euro al mese.
L'intero processo non risulta affatto sostenibile, né dal punto di vista ambientale né da quello sociale; e infatti Alex Zanotelli conclude la sua prefazione al libro di Altreconomia Rose&lavoro con queste parole: "Dobbiamo cominciare a ragionare sul livello globale: il sistema diventerà insostenibile. Chi ha bisogno dei fiori se li coltivi. Così com’è il sistema è distruttivo, anche del tessuto sociale e umano, e mina le società del Sud del mondo. Un po’ tutto il commercio deve essere ripensato".
Fiori prodotti con criteri sostenibili si possono trovare, per esempio nelle botteghe del commercio equo.
lunedì 27 febbraio 2012
I compiti del referente
Fare la spesa con il GAS è molto semplice: si inseriscono i quantitativi desiderati nell'apposito foglio d'ordine on-line, si aspetta l'avviso di ricevimento della merce, e la si va a ritirare a casa del referente.
Appunto, il referente. Ce n'è uno per ogni prodotto, e tutto il meccanismo funziona perché il referente si occupa dell'intera faccenda. Tipicamente, per gestire un ordine, il referente svolge i seguenti compiti:
Appunto, il referente. Ce n'è uno per ogni prodotto, e tutto il meccanismo funziona perché il referente si occupa dell'intera faccenda. Tipicamente, per gestire un ordine, il referente svolge i seguenti compiti:
- se il produttore gli ha inviato un nuovo listino, aggiorna gli articoli ed i prezzi del foglio d'ordine (dovete considerare che certi listini superano le cento referenze);
- comunica l'apertura dell'ordine, condividendo in modifica il foglio d'ordine con gli altri gasisti;
- alla data prestabilita, toglie la possibilità di modifica, lasciando il foglio solo in visualizzazione;
- riporta i totali per articolo nel modulo d'ordine del produttore, e glielo invia;
- nel caso siano previsti vuoti a rendere, se li fa consegnare dai gasisti e li contabilizza, comunicando i totali al produttore;
- secondo i casi, quando l'ordine è pronto, lo va a ritirare direttamente dal produttore, oppure aspetta la consegna a casa (nell'occasione, gli consegna i vuoti a rendere;
- divide i prodotti per gasista;
- avvisa i gasisti che la merce è pronta da ritirare, magari fissando un paio di pomeriggi per il ritiro;
- aspetta che i gasisti arrivino per il ritiro, e raccoglie gli importi;
- infine effettua il pagamento al produttore (solitamente con un bonifico).
domenica 26 febbraio 2012
Invertire le priorità
Ho già parlato in qualche post della necessità di una rivoluzione culturale. Vi propongo a tal proposito stralci di un articolo di Susan George, studiosa statunitense, apparso sul Manifesto del 27 ottobre 2011.
In Europa la crisi finanziaria è quella che preoccupa la maggioranza della popolazione e gode della copertura più ampia sulla stampa, ma non è l'unica. Uomini e donne fanno bene a preoccuparsi della finanza, visto che nella vita reale l'attuale caos finanziario si traduce in alta disoccupazione giovanile, pesanti tagli ai servizi pubblici e in tutte quelle misure di austerità che sono destinate ad aggravare la crisi. Ci troviamo inoltre in una grave crisi di disuguaglianza. In Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti, dagli anni Venti o Trenta del Novecento il benessere non è mai stato così mal distribuito. [...] Tuttavia, ritengo che la crisi più drammatica sia quella di cui meno parliamo, il global warming e il cambiamento climatico. La crisi climatica avrà infatti gli effetti più profondi sulla stessa civiltà, e in paragone renderà irrilevanti le nostre preoccupazioni finanziarie.
Provo a spiegare con un'immagine ciò che intendo. Immaginiamo che il mondo sia governato da cerchi concentrici o sfere di potere, in cui il più potente sia collocato nella sezione più esterna.
Oggi, il cerchio più potente, quello che più influenza le nostre vite, è la finanza [...], basta osservare la quantità di soldi che le banche hanno ricevuto dai governi (il che significa dai contribuenti, in altri termini da me e da voi).
Il successivo cerchio di potere è l'economia reale, dove la gente investe, produce, distribuisce e consuma [...]: gli industriali ottengono profitti producendo beni e servizi reali, sfruttando i lavoratori nel processo di produzione e tenendo per se stessi il surplus di valore. Oggi, non c'è più bisogno che l'economia reale faccia soldi. Negli ultimi venti anni circa, si è potuto ottenere molto di più scommettendo direttamente sui prodotti finanziari e vendendo sempre di nuovo lo stesso prodotto finanziario.
Il terzo circolo di potere è la società, che include il governo, il quale deve obbedire alle regole della finanza e dell'economia [...], anziché fare in modo che siano la finanza e l'economia ad obbedirgli, cosa che porterebbe benefici alla popolazione. I sistemi di protezione sociale e perfino la salute e l'educazione sono sotto attacco ovunque [...]. Negli scorsi 3 o 4 anni i governi sono diventati sempre più indebitati, soprattutto a causa delle somme che hanno dovuto impiegare per salvare le banche. [...]
L'ultimo cerchio è quello ambientale, la biosfera [...]. Per la maggior parte dei governi, prendersene cura rappresente una sorta di lusso, che oggi non ci si può permettere di affrontare. Si tratta di un atteggiamento miope, e tragico. [...]
Ora, non sarete certo sorpresi nel sentire che la soluzione a tutti i problemi è semplice da affermare ma estremamente difficile da realizzare [...]: dobbiamo capovolgere l'ordine dei cerchi che ho appena descritto.
La biosfera deve venire per prima [...]. Non ho mai parlato di salvare il pianeta, perché il pianeta si prenderà cura di sé come ha fatto per 4 miliardi e mezzo di anni. La vera questione non è tanto se il pianeta sopravviverà, quanto se gli esseri umani in quanto specie sopravviveranno sul pianeta.
Il secondo cerchio sarebbe la società, una società democraticamente organizzata in cui i governi rispondano al popolo e il popolo sia la base della loro autorità.
Il cerchio successivo, il terzo, sarebbe la vera economia, con genuini investimenti nel lavoro, nell'educazione e nella salute, e con un alto livello di spesa pubblica e più equi sistemi di tassazione e distribuzione delle rimesse.
Per ultimo, ci sarebbe la finanza [...]: semplicemente uno strumento, tra molti altri, al serviizo dell'economia reale, della società e della biosfera.
Questo non è un progetto utopico. E' del tutto realizzabile se noi, il popolo, riusciamo a strappare il controllo dalle mani del sistema finanziario. [...] Finora, abbiamo ricompensato i colpevoli e punito gli innocenti. E' arrivato il momento di capovolgere le cose.
In Europa la crisi finanziaria è quella che preoccupa la maggioranza della popolazione e gode della copertura più ampia sulla stampa, ma non è l'unica. Uomini e donne fanno bene a preoccuparsi della finanza, visto che nella vita reale l'attuale caos finanziario si traduce in alta disoccupazione giovanile, pesanti tagli ai servizi pubblici e in tutte quelle misure di austerità che sono destinate ad aggravare la crisi. Ci troviamo inoltre in una grave crisi di disuguaglianza. In Europa, ma soprattutto negli Stati Uniti, dagli anni Venti o Trenta del Novecento il benessere non è mai stato così mal distribuito. [...] Tuttavia, ritengo che la crisi più drammatica sia quella di cui meno parliamo, il global warming e il cambiamento climatico. La crisi climatica avrà infatti gli effetti più profondi sulla stessa civiltà, e in paragone renderà irrilevanti le nostre preoccupazioni finanziarie.
Provo a spiegare con un'immagine ciò che intendo. Immaginiamo che il mondo sia governato da cerchi concentrici o sfere di potere, in cui il più potente sia collocato nella sezione più esterna.
Oggi, il cerchio più potente, quello che più influenza le nostre vite, è la finanza [...], basta osservare la quantità di soldi che le banche hanno ricevuto dai governi (il che significa dai contribuenti, in altri termini da me e da voi).
Il successivo cerchio di potere è l'economia reale, dove la gente investe, produce, distribuisce e consuma [...]: gli industriali ottengono profitti producendo beni e servizi reali, sfruttando i lavoratori nel processo di produzione e tenendo per se stessi il surplus di valore. Oggi, non c'è più bisogno che l'economia reale faccia soldi. Negli ultimi venti anni circa, si è potuto ottenere molto di più scommettendo direttamente sui prodotti finanziari e vendendo sempre di nuovo lo stesso prodotto finanziario.
Il terzo circolo di potere è la società, che include il governo, il quale deve obbedire alle regole della finanza e dell'economia [...], anziché fare in modo che siano la finanza e l'economia ad obbedirgli, cosa che porterebbe benefici alla popolazione. I sistemi di protezione sociale e perfino la salute e l'educazione sono sotto attacco ovunque [...]. Negli scorsi 3 o 4 anni i governi sono diventati sempre più indebitati, soprattutto a causa delle somme che hanno dovuto impiegare per salvare le banche. [...]
L'ultimo cerchio è quello ambientale, la biosfera [...]. Per la maggior parte dei governi, prendersene cura rappresente una sorta di lusso, che oggi non ci si può permettere di affrontare. Si tratta di un atteggiamento miope, e tragico. [...]
Ora, non sarete certo sorpresi nel sentire che la soluzione a tutti i problemi è semplice da affermare ma estremamente difficile da realizzare [...]: dobbiamo capovolgere l'ordine dei cerchi che ho appena descritto.
La biosfera deve venire per prima [...]. Non ho mai parlato di salvare il pianeta, perché il pianeta si prenderà cura di sé come ha fatto per 4 miliardi e mezzo di anni. La vera questione non è tanto se il pianeta sopravviverà, quanto se gli esseri umani in quanto specie sopravviveranno sul pianeta.
Il secondo cerchio sarebbe la società, una società democraticamente organizzata in cui i governi rispondano al popolo e il popolo sia la base della loro autorità.
Il cerchio successivo, il terzo, sarebbe la vera economia, con genuini investimenti nel lavoro, nell'educazione e nella salute, e con un alto livello di spesa pubblica e più equi sistemi di tassazione e distribuzione delle rimesse.
Per ultimo, ci sarebbe la finanza [...]: semplicemente uno strumento, tra molti altri, al serviizo dell'economia reale, della società e della biosfera.
Questo non è un progetto utopico. E' del tutto realizzabile se noi, il popolo, riusciamo a strappare il controllo dalle mani del sistema finanziario. [...] Finora, abbiamo ricompensato i colpevoli e punito gli innocenti. E' arrivato il momento di capovolgere le cose.
sabato 25 febbraio 2012
Cetti-girl al centro sociale
Una mia compagna di classe mi ha invitato ad andare ad una festa in un locale in città: ci aspettavano gente e musica dal vivo; poi sarei andata a dormire a casa sua (il giorno dopo non c'era scuola).
Allora ho chiesto ai miei genitori; quando ho detto loro il nome del locale, Cettino mi ha detto che era il centro sociale, e insieme a Razza-O mi hanno dato il permesso di andare.
Così qualche sera fa sono andata. Il posto era pieno di ragazzi e ragazze; all'interno e all'esterno l'edificio era pieno di graffiti e volantini e adesivi di manifestazioni e proteste, e durante la serata varie band studentesche si sono susseguite suonando musica rock e metal, con canzoni anche abbastanza famose. Io e le mie amiche siamo andate via verso le 23.30, ma la festa è continuata fino a tarda notte.
Il giorno dopo ho detto ai miei: "Mi sono stupita: non c'erano anziani!”; e allora Cettino mi hanno spiegato che oltre a quelli per anziani, esistono centri sociali di un altro tipo: luoghi dove si incontrano i giovani, soprattutto con idee di sinistra.
Be', io mi sono trovata bene: è stata una serata alternativa e divertente!
Saluti a tutti dalla vostra
Cetti-girl
Allora ho chiesto ai miei genitori; quando ho detto loro il nome del locale, Cettino mi ha detto che era il centro sociale, e insieme a Razza-O mi hanno dato il permesso di andare.
Così qualche sera fa sono andata. Il posto era pieno di ragazzi e ragazze; all'interno e all'esterno l'edificio era pieno di graffiti e volantini e adesivi di manifestazioni e proteste, e durante la serata varie band studentesche si sono susseguite suonando musica rock e metal, con canzoni anche abbastanza famose. Io e le mie amiche siamo andate via verso le 23.30, ma la festa è continuata fino a tarda notte.
Il giorno dopo ho detto ai miei: "Mi sono stupita: non c'erano anziani!”; e allora Cettino mi hanno spiegato che oltre a quelli per anziani, esistono centri sociali di un altro tipo: luoghi dove si incontrano i giovani, soprattutto con idee di sinistra.
Be', io mi sono trovata bene: è stata una serata alternativa e divertente!
Saluti a tutti dalla vostra
Cetti-girl
venerdì 24 febbraio 2012
Amianto e banane
Abbiamo gioito per la storica sentenza sull'amianto, che condanna coloro per i quali i profitti vengono prima delle persone e dell'ambiente.
Ci siamo commossi leggendo i resoconti giornalistici della vicenda, fino al clamoroso epilogo di lunedì 13 febbraio.
Eppure non sempre riusciamo a praticare la stessa solidarietà per casi del tutto analoghi ma magari più lontani. E senza rendercene conto, omettendo di assumerci la nostra piccola fetta di responsabilità, diventiamo complici di crimini altrettanto gravi.
Un caso che conosco bene è quello del nemagon, un pesticida usato nelle piantagioni di banane. Pur essendo stato vietato negli Stati Uniti fin dal 1979, continuò ad essere utilizzato da compagnie statunitensi (come Chiquita e Dole) in tutto il centroamerica (ad esempio in Nicaragua) per almeno altri dieci anni. Le conseguenze sono state anche in questo caso terribili: sterilità, malattie della pelle ma anche tumori si sono diffusi tra i lavoratori delle bananeras, sottoposti al bombardamento del pesticida dagli aerei che spruzzavano la sostanza incuranti del lavoro in corso nei campi.
Ci siamo commossi leggendo i resoconti giornalistici della vicenda, fino al clamoroso epilogo di lunedì 13 febbraio.
Eppure non sempre riusciamo a praticare la stessa solidarietà per casi del tutto analoghi ma magari più lontani. E senza rendercene conto, omettendo di assumerci la nostra piccola fetta di responsabilità, diventiamo complici di crimini altrettanto gravi.
Un caso che conosco bene è quello del nemagon, un pesticida usato nelle piantagioni di banane. Pur essendo stato vietato negli Stati Uniti fin dal 1979, continuò ad essere utilizzato da compagnie statunitensi (come Chiquita e Dole) in tutto il centroamerica (ad esempio in Nicaragua) per almeno altri dieci anni. Le conseguenze sono state anche in questo caso terribili: sterilità, malattie della pelle ma anche tumori si sono diffusi tra i lavoratori delle bananeras, sottoposti al bombardamento del pesticida dagli aerei che spruzzavano la sostanza incuranti del lavoro in corso nei campi.
Anche dopo la proibizione dell'uso del nemagon, le tecniche di fumigazione delle piantagioni in alcuni casi sono rimaste le stesse.
E' per questo che noi compriamo solo banane biologiche del commercio equo.
E' per questo che noi compriamo solo banane biologiche del commercio equo.
Non sono certo a chilometri zero, ma la filiera è comunque corta, e sono garantite, oltre alla qualità del frutto stesso, la salute e la giusta remunerazione dei lavoratori. La piccola produzione su scala locale rappresenta infatti, per i campesinos della zona, l'unica alternativa allo sfruttamento all'interno delle piantagioni delle compagnie transnazionali.
Così Cetti-girl, nelle colazioni invernali, può mangiare la sua banana con la coscienza tranquilla.
giovedì 23 febbraio 2012
Spigolando
Uno dei nostri fornitori di ortaggi ci ha invitato ad andare a raccogliere porri e
cavolini di Bruxelles, contro un'offerta libera. Tali ortaggi sono infatti alla fine del ciclo di coltivazione, e ne restano un po' nel campo; considerando anche l'ultimo
periodo di gelo, dovrebbero essere ancora più saporiti.
Inoltre, a chi ha qualche animale da cortile, il produttore regala cavoli cappucci non più commerciabili.
La raccolta si trasformerà sicuramente in un'occasione per quattro chiacchiere in compagnia, per gli adulti, e in un pomeriggio spensierato, per i bimbi.
Effetti collaterali di appartenere ad un GAS ;-)
Inoltre, a chi ha qualche animale da cortile, il produttore regala cavoli cappucci non più commerciabili.
La raccolta si trasformerà sicuramente in un'occasione per quattro chiacchiere in compagnia, per gli adulti, e in un pomeriggio spensierato, per i bimbi.
Effetti collaterali di appartenere ad un GAS ;-)
mercoledì 22 febbraio 2012
Cardamomo
Il cardamomo è una spezia che proviene dall'estremo oriente; qui da noi lo si può trovare nelle botteghe del commercio equo.
Come tutte le spezie, ha varie proprietà benefiche. Normalmente lo si impiega in cucina, ma io in ufficio ne faccio un uso diverso: dopo pranzo, fra gli scherni dei colleghi, rompo una capsula e ne mangio i semi a mo' di caramella: è digestivo, lascia un buon alito, non contiene schifezze varie tipo aromi e coloranti, e non ha bisogno di fabbriche per essere prodotto: bastano il sole e le piogge.
Come tutte le spezie, ha varie proprietà benefiche. Normalmente lo si impiega in cucina, ma io in ufficio ne faccio un uso diverso: dopo pranzo, fra gli scherni dei colleghi, rompo una capsula e ne mangio i semi a mo' di caramella: è digestivo, lascia un buon alito, non contiene schifezze varie tipo aromi e coloranti, e non ha bisogno di fabbriche per essere prodotto: bastano il sole e le piogge.
martedì 21 febbraio 2012
Carnevale (II)
Sono finiti i bei tempi quando prendevamo il treno per Venezia in
comitiva, per immergerci nel variopinto e festoso bagno di folla della
città lagunare, anche noi travestiti alla buona, o semplicemente un po'
truccati.
Già dall'anno scorso Cetti-girl ci va da sola con le amiche, vestita da hippie; alla proposta mia e di Razza-O di andare insieme, mi è sembrato che ci abbia pure guardato storto...
Poco male: io e Razza-O quest'anno abbiamo deciso di andare finalmente al Carnevale di Bagolino, quindi ci siamo organizzati per una sciatina (fondo neh?) al Gaver di mattina, con tappa a Bagolino sulla strada del ritorno.
Già dall'anno scorso Cetti-girl ci va da sola con le amiche, vestita da hippie; alla proposta mia e di Razza-O di andare insieme, mi è sembrato che ci abbia pure guardato storto...
Poco male: io e Razza-O quest'anno abbiamo deciso di andare finalmente al Carnevale di Bagolino, quindi ci siamo organizzati per una sciatina (fondo neh?) al Gaver di mattina, con tappa a Bagolino sulla strada del ritorno.
lunedì 20 febbraio 2012
Carnevale
Dev'essere quasi Carnevale!
Lo sospetto perché per tutto il fine settimana la nostra cucina si è trasformata in una forneria: visto che non ha abbastanza da fare, Razza-O si è lanciata nella produzione a nastro di sossole (o come le chiamate voi non so, magari lattughe, o chiacchiere, o frappe, ecc.).
Le materie prime impiegate sono farina (bio del GAS), burro (idem), zucchero (idem), uova (bio di acquisto), vino bianco e, tocco da maestro, liquore all'anice.
Razza-O ha tirato fuori la vecchia Imperia (la macchina per tirare la sfoglia), e rotea la manovella a go-go estraendone una sottile striscia che incide con la rotella dentellata prima di friggerla.
La quantità prodotta è tale da soddisfare a più riprese nonni, zii e cugini; un po' ne porto pure in ufficio.
E come ogni anno tutti ne rimangono deliziati per la leggerezza.
Lo sospetto perché per tutto il fine settimana la nostra cucina si è trasformata in una forneria: visto che non ha abbastanza da fare, Razza-O si è lanciata nella produzione a nastro di sossole (o come le chiamate voi non so, magari lattughe, o chiacchiere, o frappe, ecc.).
Le materie prime impiegate sono farina (bio del GAS), burro (idem), zucchero (idem), uova (bio di acquisto), vino bianco e, tocco da maestro, liquore all'anice.
Razza-O ha tirato fuori la vecchia Imperia (la macchina per tirare la sfoglia), e rotea la manovella a go-go estraendone una sottile striscia che incide con la rotella dentellata prima di friggerla.
La quantità prodotta è tale da soddisfare a più riprese nonni, zii e cugini; un po' ne porto pure in ufficio.
E come ogni anno tutti ne rimangono deliziati per la leggerezza.
domenica 19 febbraio 2012
Delta del Niger
Il risparmio energetico non va ridotto a questione ambientale (pur
gravissima, ricordate il golfo del Messico?) o di portafoglio: ha
anche enormi risvolti sociali. Per la lettura di questa domenica vi
propongo brani di un articolo apparso sul numero di novembre 2011 di Altreconomia.
Goi è un villaggio fantasma. La scuola è diroccata, il piccolo municipio ricoperto da erbacce, di alcune case non rimangono che muri scrostati. Dal 2009 qui non vive più nessuno.
A segnare per sempre il destino di Goi sono state le perdite della Trans Niger Pipeline, l’oleodotto che attraversa la regione fino al terminale di Bonny, dove il greggio viene processato prima di essere esportato in tutto il mondo. Nel 2004 un tubo della Shell vecchio di decenni non ha resistito più all’usura del tempo, crepandosi e versando il suo carico funesto nello specchio d’acqua accanto al quale era sorto il villaggio. Gli alberi e le piante si sono ammalati, i pesci sono morti, la terra si è impregnata di una sostanza oleosa che ne ha minato la fertilità. Di perdite ce ne sono state ancora, nel 2008 e nel 2009, ma di opere di bonifica non si è vista nemmeno l’ombra.
Eric Dooh, uno dei capi della comunità di Goi, ci illustra la triste storia della sua famiglia. Qui suo padre dava lavoro a oltre 200 persone, tra un’impresa ittica e un panificio. “Adesso non c’è più nulla da pescare e l’acqua e la legna che usavamo per il panificio sono contaminate. Nessuno ci ha risarcito per il danno economico che abbiamo subito, anzi, come tutti gli altri ce ne siamo dovuti andar via” racconta mentre ci mostra i forni dove veniva cotto il pane, ormai spenti da anni. Ma le conseguenze del disastro non si fermano qui. “Mia madre è morta per una malattia respiratoria, anche io uso continuamente medicinali per lo stesso tipo di problemi. All’improvviso sono diventato allergico all’ambiente dove sono nato e vissuto per tanto tempo con la mia famiglia”.
[...]
Nel Delta i devastanti impatti dall’attività estrattiva si incontrano ovunque. A Ebocha, nel Rivers State, una società sussidiaria dell’Eni chiamata Nigerian Agip Oil Corporation (Naoc) ha iniziato la produzione nel 1970. Mentre incontriamo una settantina di rappresentanti della comunità locale nell’ampia sala della chiesa, fuori piove a dirotto. Una volta da queste parti la pioggia era una benedizione; insieme alla estrema fertilità del terreno faceva sì che bastasse un solo raccolto per sfamare tutta la popolazione e riuscire anche a rivendere quello che avanzava. “Ora nemmeno con tre o quattro semine riusciamo a far fronte ai nostri bisogni” ci spiega Edna. Questa donna dallo sguardo fiero e dal piglio determinato ha 59 anni, sebbene ne dimostri 20 di più, e si rammenta quando in questi luoghi la gente era autosufficiente e ben felice di vivere in un vero e proprio paradiso. “A quei tempi per raccogliere la manioca dovevi tagliarla, ora le radici sono così piccole e avvizzite che si può prendere con le mani senza fare il minimo sforzo”.
Colpa delle piogge acide provocate dal gas flaring, il gas connesso al processo d’estrazione del greggio e bruciato in torcia. All’ingresso del villaggio di Ebocha contiamo tre torri le cui sommità sputano senza soluzione di continuità lingue di fuoco che salgono in cielo per oltre una ventina di metri. Il gas flaring fa ormai parte del panorama, 24 ore al giorno, sette giorni a settimana e dodici mesi l’anno.
[...]
Anche nei paraggi di Kwale e Okpai, villaggi del Delta State a poche decine di chilometri da Ebocha, i pennacchi di fuoco di almeno cinque gas flaring fanno capolino tra la fitta vegetazione tropicale. Anche questa è un’area di competenza dell’Eni, tramite la Naoc. Qui però le tensioni sociali sono molto più marcate. Mentre percorriamo le strade sterrate costeggiate da povere case con tetti di lamiera -che le piogge acide rovinano dopo pochi mesi- e muri di fango, l’avvocato Chimennma Hessington Okolo ci fornisce un quadro molto chiaro della situazione. In qualità di presidente della federazione nazionale dei giovani Ndokwa svolge un ruolo attivo all’interno delle varie comunità interessate: “Petrolio e gas sono risorse limitate, non durano per sempre. Sono risorse del nostro territorio, chi le estrae deve contribuire allo sviluppo delle comunità. E cosa ci ha lasciato Agip dopo tanti anni? Niente scuole, niente strade, se non qualche chilometro di asfalto per raggiungere i propri impianti. Allo stesso tempo ha preso la nostra terra, ha inquinato i nostri fiumi. Soffriamo di malattie respiratorie sconosciute in passato. E se alziamo la testa per protestare, arriva l’esercito a reprimerci”.
Aggiungo solo che il gas flaring in Nigeria è illegale da decenni, e diffonde nell'atmosfera diossina, benzene, sulfuri e particolati vari, tutti agenti cancerogeni.
L'articolo è il riassunto di un rapporto scaricabile integralmente dal sito della CRBM: il Delta dei veleni; nelle cui conclusioni si dice che "se questo deve essere il prezzo [...], crediamo sia arrivato il momento di voltare pagina e rinunciare alla dipendenza dai combustibili fossili".
Goi è un villaggio fantasma. La scuola è diroccata, il piccolo municipio ricoperto da erbacce, di alcune case non rimangono che muri scrostati. Dal 2009 qui non vive più nessuno.
A segnare per sempre il destino di Goi sono state le perdite della Trans Niger Pipeline, l’oleodotto che attraversa la regione fino al terminale di Bonny, dove il greggio viene processato prima di essere esportato in tutto il mondo. Nel 2004 un tubo della Shell vecchio di decenni non ha resistito più all’usura del tempo, crepandosi e versando il suo carico funesto nello specchio d’acqua accanto al quale era sorto il villaggio. Gli alberi e le piante si sono ammalati, i pesci sono morti, la terra si è impregnata di una sostanza oleosa che ne ha minato la fertilità. Di perdite ce ne sono state ancora, nel 2008 e nel 2009, ma di opere di bonifica non si è vista nemmeno l’ombra.
Eric Dooh, uno dei capi della comunità di Goi, ci illustra la triste storia della sua famiglia. Qui suo padre dava lavoro a oltre 200 persone, tra un’impresa ittica e un panificio. “Adesso non c’è più nulla da pescare e l’acqua e la legna che usavamo per il panificio sono contaminate. Nessuno ci ha risarcito per il danno economico che abbiamo subito, anzi, come tutti gli altri ce ne siamo dovuti andar via” racconta mentre ci mostra i forni dove veniva cotto il pane, ormai spenti da anni. Ma le conseguenze del disastro non si fermano qui. “Mia madre è morta per una malattia respiratoria, anche io uso continuamente medicinali per lo stesso tipo di problemi. All’improvviso sono diventato allergico all’ambiente dove sono nato e vissuto per tanto tempo con la mia famiglia”.
[...]
Nel Delta i devastanti impatti dall’attività estrattiva si incontrano ovunque. A Ebocha, nel Rivers State, una società sussidiaria dell’Eni chiamata Nigerian Agip Oil Corporation (Naoc) ha iniziato la produzione nel 1970. Mentre incontriamo una settantina di rappresentanti della comunità locale nell’ampia sala della chiesa, fuori piove a dirotto. Una volta da queste parti la pioggia era una benedizione; insieme alla estrema fertilità del terreno faceva sì che bastasse un solo raccolto per sfamare tutta la popolazione e riuscire anche a rivendere quello che avanzava. “Ora nemmeno con tre o quattro semine riusciamo a far fronte ai nostri bisogni” ci spiega Edna. Questa donna dallo sguardo fiero e dal piglio determinato ha 59 anni, sebbene ne dimostri 20 di più, e si rammenta quando in questi luoghi la gente era autosufficiente e ben felice di vivere in un vero e proprio paradiso. “A quei tempi per raccogliere la manioca dovevi tagliarla, ora le radici sono così piccole e avvizzite che si può prendere con le mani senza fare il minimo sforzo”.
Colpa delle piogge acide provocate dal gas flaring, il gas connesso al processo d’estrazione del greggio e bruciato in torcia. All’ingresso del villaggio di Ebocha contiamo tre torri le cui sommità sputano senza soluzione di continuità lingue di fuoco che salgono in cielo per oltre una ventina di metri. Il gas flaring fa ormai parte del panorama, 24 ore al giorno, sette giorni a settimana e dodici mesi l’anno.
[...]
Anche nei paraggi di Kwale e Okpai, villaggi del Delta State a poche decine di chilometri da Ebocha, i pennacchi di fuoco di almeno cinque gas flaring fanno capolino tra la fitta vegetazione tropicale. Anche questa è un’area di competenza dell’Eni, tramite la Naoc. Qui però le tensioni sociali sono molto più marcate. Mentre percorriamo le strade sterrate costeggiate da povere case con tetti di lamiera -che le piogge acide rovinano dopo pochi mesi- e muri di fango, l’avvocato Chimennma Hessington Okolo ci fornisce un quadro molto chiaro della situazione. In qualità di presidente della federazione nazionale dei giovani Ndokwa svolge un ruolo attivo all’interno delle varie comunità interessate: “Petrolio e gas sono risorse limitate, non durano per sempre. Sono risorse del nostro territorio, chi le estrae deve contribuire allo sviluppo delle comunità. E cosa ci ha lasciato Agip dopo tanti anni? Niente scuole, niente strade, se non qualche chilometro di asfalto per raggiungere i propri impianti. Allo stesso tempo ha preso la nostra terra, ha inquinato i nostri fiumi. Soffriamo di malattie respiratorie sconosciute in passato. E se alziamo la testa per protestare, arriva l’esercito a reprimerci”.
Aggiungo solo che il gas flaring in Nigeria è illegale da decenni, e diffonde nell'atmosfera diossina, benzene, sulfuri e particolati vari, tutti agenti cancerogeni.
L'articolo è il riassunto di un rapporto scaricabile integralmente dal sito della CRBM: il Delta dei veleni; nelle cui conclusioni si dice che "se questo deve essere il prezzo [...], crediamo sia arrivato il momento di voltare pagina e rinunciare alla dipendenza dai combustibili fossili".
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