Visto che le previsioni davano sole, ieri, dopo un anno, io e Razza-O
abbiamo caricato sci, bacchette e scarpette in macchina e siamo andati
in montagna.
Avete presente quelle giornate intense tipo: partenza
alle 6, 200 km a tutta canna per evitare il traffico e la ressa, sciare
senza soste fino al tramonto, tornare a casa distrutti ma contenti?
Bene, scordatevelo!
Partiti
senza fretta verso le 9, percorsi poco più di 100 km, dopo aver agevolmente parcheggiato a 30 metri dalla pista
abbiamo pagato il giornaliero di ben 5 € a testa e finalmente ci
siamo avviati per la passeggiata nel bosco con gli sci.
E' così
che noi intendiamo la pratica dello sci di fondo: un paio d'ore di
scivolare tranquillo, spingendo senza correre, a diretto contatto con
una natura non deturpata da disboscamenti o piloni di energivore
seggiovie.
A dir la verità Razza-O ha fatto solo un'ora, perché poi le si infiamma il nervo sci-atico ;-)
Come di norma accade sugli anelli da fondo, direi che non abbiamo sofferto di sovraffollamento delle piste...
Durante
il giro ci siamo permessi qualche canonica sosta per guardarci intorno e
fare uno spuntino: mandarini e mele biologiche del GAS, cioccolata e
barrette di cereali del commercio equo; e dopo lo sci, non poteva
mancare un brulé seduti al sole sulla panca del portico del bar.
Sulla
via del ritorno, abbiamo visto un'indicazione irresistibile: vendita
diretta di formaggi biologici di produzione propria. Lasciata la
macchina, siamo scesi a piedi lungo una ripida stradina, incontrando
lungo il percorso il recinto delle capre e delle pecore, poi quello
delle oche ed infine quello degli asini, e in meno di 10 minuti siamo
arrivati all'azienda. Ci ha accolto una ragazza non ancora ventenne, che
ha studiato agraria per proseguire con entusiasmo nell'attività dei genitori: allora
c'è speranza!
E così, con zero stress, poca spesa e
impatto ambientale ridottissimo, abbiamo praticato della sana attività
fisica, goduto una giornata rigenerante per lo spirito, e ci siamo pure
riportati a casa tre ottimi pezzi di formaggio.
martedì 7 febbraio 2012
lunedì 6 febbraio 2012
Evoluzione della specie
Come dico spesso ad interlocutori interessati, né io né Razza-O né Cetti-girl siamo nati così, ma lo siamo diventati gradualmente, ognuno con i suoi tempi e modi, partendo da situazioni molto lontane e diverse. E siamo sempre in movimento.
Tuttavia, si possono trovare dei tratti comuni, come dei passaggi obbligati. Il lento percorso per il cambiamento dello stile di vita verso una maggiore equità e sostenibilità passa attraverso tre fasi.
Tuttavia, si possono trovare dei tratti comuni, come dei passaggi obbligati. Il lento percorso per il cambiamento dello stile di vita verso una maggiore equità e sostenibilità passa attraverso tre fasi.
- Conoscenza; è paradossale, ma in mezzo all'enorme, ininterrotto e variegato flusso di notizie all'epoca di internet, è difficile trovare ciò che davvero serve; per cominciare, non guasta una sana curiosità, e bisogna diventare consumatori critici dell'informazione.
- Consapevolezza, o in altri termini presa di coscienza e comprensione di ciò che si è riusciti a "scoprire"; questo è il passaggio più difficile, e per innescarsi dovrebbe trovare dentro di noi una certa predisposizione al coinvolgimento empatico verso l'altro e l'ambiente.
- Assunzione di responsabilità, che presto tende a tradursi in azione, e in coerenza tra idee e comportamenti: sobrietà, consumo critico, decrescita.
domenica 5 febbraio 2012
Il bottegone
Come già domenica scorsa, vi propongo un altro brano tratto da La vita Agra, romanzo di Luciano Bianciardi pubblicato nel 1962.
Il bottegone è una stanza enorme senza finestre, con le luci giallastre sempre accese a illuminare le cataste di scatole colorate. Dal soffitto cola una musica calcolata per l'effetto ipnotico, appesi al muro ci sono specchi tondi ad angolazione variabile e uno specialista, chiuso chissà dove, controlla che la gente si muova, compri e non rubi.
Entrando, ti danno un carrettino di fil di ferro, che devi riempire di merce, di prodotti. Vendono e comprano ogni cosa; gli emitori hanno la pupilla dilatata, per via dei colori, della luce, della musica calcolata, non battono più le palpebre, non ti vedono, a tratti ti sbattono il carrettino sui lombi, e con gesti da macumbati raccattano scatole dalle cataste e le lasciano cadere nell'apposito scomparto. Nessuno dice una parola, tanto il discorso sarebbe coperto dalla musica e dal continuo scaracchiare delle calcolatrici.
Il bancone giù in fondo è quello delle carni. Dietro c'è una squadra di macellai e macellaie che spartono terga di bove, le affettano, le piazzano sul vassoino di cartone, le involgono nel cellofan e poi richiudono con un saldatore elettrico. Davanti al bancone sostano le donnette, ognuna ha in mano un vassoino di carne e lo guarda senza vederlo, lo tasta, lo rimette al suo posto, ne piglia un altro. La donnetta accanto a lei prende a sua volta il vassoino scartato, lo guarda, lo tasta, lo rimette al posto suo, e avanti. Nelle ore di punta il vassoino non fa nemmeno più in tempo a ritornare sul bancone: appena visto e tastato, passa in mano a un'altra donna, percorre tutta la fila delle donnette chine come tanti polli a beccare in un pollaio modello. Poi ritorna indietro.
Sarebbe una grossa perdita di tempo, e di guadagno, ma ci sono degli specialisti in borghese che, alle spalle delle donnette ipnotizzate, provvedono di soppiatto a colmare fino al dovuto il carretto in attesa, oppure a spostarlo, in modo che i più solerti, sbagliandosi, stivino di merce anche il veicolo dei più tardivi, e tutti, alla fine, abbiano comprato pressappoco la stessa roba, e nella stessa quantità.
Continua la musica ipnotica e quando la gente è arrivata alla cassa, ormai paga automaticamente tutto quel che si ritrova a trascinare nel carretto. Gli emitori con automobile spesso prendono due carretti a testa e non se ne vanno finché non li abbiano visti ben pieni.
La fila delle cassiere è sempre attiva ai calcolatori, e le dita saltabeccano di continuo sui tasti, come cavallette impazzite. In testa hanno un berrettino azzurro col nome del bottegone, non battono palpebra, fissano i numerini con le pupille dilatate, e ogni giorno hanno il visino più smunto, le occhiaie più bluastre, il colorito più terreo, il collo più vizzo, come tante tartarughette.
Ci sono anche giovinastri neri e meridionali, con scatole e appositi portacarichi, i quali trascinano fino alle auto la caterva degli acquisti, dodici bottiglie di acqua gazzosa, dieci pacchetti di gallettine, olive verdi col nocciolo e senza, gli assorbenti igienici per la signora, perché tanto anche 'sto mese ci sono stati attenti, un osso di plastica per il barboncino, venti barattoli di pomodori (anzi di pomidoro, dicono), un pelapatate americano brevettato, che si adopera anche con la sinistra, i grissini, gli sfilatini, i salatini, gli stecchini, i moscardini e i tovagliolini di carta con le figure a fantasia, tanto spiritosi, tanto divertenti.
Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri, e accecati come sono comprerebbero anche quelli. Ho letto su un giornale specializzato che questo è l'agorà, il forum, la piazza dei nostri tempi, e forse è vero. Però non mi scordo che alla Svolta del Francese c'era già tutto questo, e anche di più.
Mi ricordo che il vecchio Lenzerini, al suo bottegone di Scarlino Scalo, teneva tutta questa roba e altra ancora, anche i cappelli teneva, i vasi da notte, il baccalà a mollo e i lumi a carburo. Ti preparava anche un cantuccio di pane col salame, il Lenzerini. Bastava chiederglielo, e intanto ti raccontava di quando suo nonno accompagnò Garibaldi a casa Guelfi, e lo vide riposarsi sotto il quercione, in vista di Cala Martina.
Il bottegone è una stanza enorme senza finestre, con le luci giallastre sempre accese a illuminare le cataste di scatole colorate. Dal soffitto cola una musica calcolata per l'effetto ipnotico, appesi al muro ci sono specchi tondi ad angolazione variabile e uno specialista, chiuso chissà dove, controlla che la gente si muova, compri e non rubi.
Entrando, ti danno un carrettino di fil di ferro, che devi riempire di merce, di prodotti. Vendono e comprano ogni cosa; gli emitori hanno la pupilla dilatata, per via dei colori, della luce, della musica calcolata, non battono più le palpebre, non ti vedono, a tratti ti sbattono il carrettino sui lombi, e con gesti da macumbati raccattano scatole dalle cataste e le lasciano cadere nell'apposito scomparto. Nessuno dice una parola, tanto il discorso sarebbe coperto dalla musica e dal continuo scaracchiare delle calcolatrici.
Il bancone giù in fondo è quello delle carni. Dietro c'è una squadra di macellai e macellaie che spartono terga di bove, le affettano, le piazzano sul vassoino di cartone, le involgono nel cellofan e poi richiudono con un saldatore elettrico. Davanti al bancone sostano le donnette, ognuna ha in mano un vassoino di carne e lo guarda senza vederlo, lo tasta, lo rimette al suo posto, ne piglia un altro. La donnetta accanto a lei prende a sua volta il vassoino scartato, lo guarda, lo tasta, lo rimette al posto suo, e avanti. Nelle ore di punta il vassoino non fa nemmeno più in tempo a ritornare sul bancone: appena visto e tastato, passa in mano a un'altra donna, percorre tutta la fila delle donnette chine come tanti polli a beccare in un pollaio modello. Poi ritorna indietro.
Sarebbe una grossa perdita di tempo, e di guadagno, ma ci sono degli specialisti in borghese che, alle spalle delle donnette ipnotizzate, provvedono di soppiatto a colmare fino al dovuto il carretto in attesa, oppure a spostarlo, in modo che i più solerti, sbagliandosi, stivino di merce anche il veicolo dei più tardivi, e tutti, alla fine, abbiano comprato pressappoco la stessa roba, e nella stessa quantità.
Continua la musica ipnotica e quando la gente è arrivata alla cassa, ormai paga automaticamente tutto quel che si ritrova a trascinare nel carretto. Gli emitori con automobile spesso prendono due carretti a testa e non se ne vanno finché non li abbiano visti ben pieni.
La fila delle cassiere è sempre attiva ai calcolatori, e le dita saltabeccano di continuo sui tasti, come cavallette impazzite. In testa hanno un berrettino azzurro col nome del bottegone, non battono palpebra, fissano i numerini con le pupille dilatate, e ogni giorno hanno il visino più smunto, le occhiaie più bluastre, il colorito più terreo, il collo più vizzo, come tante tartarughette.
Ci sono anche giovinastri neri e meridionali, con scatole e appositi portacarichi, i quali trascinano fino alle auto la caterva degli acquisti, dodici bottiglie di acqua gazzosa, dieci pacchetti di gallettine, olive verdi col nocciolo e senza, gli assorbenti igienici per la signora, perché tanto anche 'sto mese ci sono stati attenti, un osso di plastica per il barboncino, venti barattoli di pomodori (anzi di pomidoro, dicono), un pelapatate americano brevettato, che si adopera anche con la sinistra, i grissini, gli sfilatini, i salatini, gli stecchini, i moscardini e i tovagliolini di carta con le figure a fantasia, tanto spiritosi, tanto divertenti.
Io lo dico sempre, metteteci una catasta di libri, e accecati come sono comprerebbero anche quelli. Ho letto su un giornale specializzato che questo è l'agorà, il forum, la piazza dei nostri tempi, e forse è vero. Però non mi scordo che alla Svolta del Francese c'era già tutto questo, e anche di più.
Mi ricordo che il vecchio Lenzerini, al suo bottegone di Scarlino Scalo, teneva tutta questa roba e altra ancora, anche i cappelli teneva, i vasi da notte, il baccalà a mollo e i lumi a carburo. Ti preparava anche un cantuccio di pane col salame, il Lenzerini. Bastava chiederglielo, e intanto ti raccontava di quando suo nonno accompagnò Garibaldi a casa Guelfi, e lo vide riposarsi sotto il quercione, in vista di Cala Martina.
sabato 4 febbraio 2012
Il porcellino del WWF
Non parlo di una specie in via di estinzione, ma del salvadanaio che Cetti-girl riempie con monetine che caparbiamente chiede a nonni, zii, cugini, amiche e compagne di classe.
Raggiunge una certa cifra, tipicamente 20 €, Cetti-girl svuota il porcellino e ci manda in posta con un bollettino di versamento a favore di un progetto di conservazione del WWF.
E così questa volta è toccato a me, sfoderando tutto il mio charme, sfidare la pazienza dell'impiegata, che si vede rovesciare davanti un mucchio di monete variamente assortite, da 1 €cent a 2 €, da contare una per una. Per fortuna l'ufficio periferico era vuoto, e non le ho sentite su.
Sostenere le associazioni ambientaliste (come WWF o Greenpeace), o umanitarie (come Amnesty o Emegency), o ancora comunità virtuali (come Avaaz) non è una questione di buon cuore: con la loro autorevolezza, competenza, capacità e dimensione riescono ad arrivare là dove singoli o piccoli gruppi non potrebbero; facendo azioni di pressione ai livelli più alti su chi ha in mano le leve del potere, le loro campagne risultano incisive su problemi locali ma di importanza globale.
Non è nemmeno sempre necessario contribuire economicamente; a volte è sufficiente, ma altrettanto importante, aderire alle campagne di raccolta firme via web. Ci costano solo un minuto, ma portano a risultati concreti: parecchi sono gli esempi di successi ottenuti, basta guardare nei siti delle associazioni.
Nel frattempo Cetti-girl è già ripartita con un altra raccolta pro-WWF, questa volta mi sembra per l'orango.
Raggiunge una certa cifra, tipicamente 20 €, Cetti-girl svuota il porcellino e ci manda in posta con un bollettino di versamento a favore di un progetto di conservazione del WWF.
E così questa volta è toccato a me, sfoderando tutto il mio charme, sfidare la pazienza dell'impiegata, che si vede rovesciare davanti un mucchio di monete variamente assortite, da 1 €cent a 2 €, da contare una per una. Per fortuna l'ufficio periferico era vuoto, e non le ho sentite su.
Sostenere le associazioni ambientaliste (come WWF o Greenpeace), o umanitarie (come Amnesty o Emegency), o ancora comunità virtuali (come Avaaz) non è una questione di buon cuore: con la loro autorevolezza, competenza, capacità e dimensione riescono ad arrivare là dove singoli o piccoli gruppi non potrebbero; facendo azioni di pressione ai livelli più alti su chi ha in mano le leve del potere, le loro campagne risultano incisive su problemi locali ma di importanza globale.
Non è nemmeno sempre necessario contribuire economicamente; a volte è sufficiente, ma altrettanto importante, aderire alle campagne di raccolta firme via web. Ci costano solo un minuto, ma portano a risultati concreti: parecchi sono gli esempi di successi ottenuti, basta guardare nei siti delle associazioni.
Nel frattempo Cetti-girl è già ripartita con un altra raccolta pro-WWF, questa volta mi sembra per l'orango.
venerdì 3 febbraio 2012
Agrumi solidali
Sono finalmente arrivati gli agrumi.
Ci forniamo una volta al mese da due diverse cooperative, una siciliana e l'altra calabrese; solitamente gli ordini sono sfasati, in modo da avere prodotti freschi ogni 15 giorni; questa volta, causa sciopero degli autotrasportatori, sono arrivati tutti insieme.
Abbiamo aggiunto i produttori calabresi da un annetto, dopo essere venuti a conoscenza del loro progetto.
Ricordate Rosarno, la rivolta degli immigrati? Proprio in quelle terre, dove la 'ndrangheta spadroneggia, la cooperativa EquoSud ha lanciato un anno fa SOS Rosarno: una campagna per la legalità, l'integrazione e la sopravvivenza dell'economia rurale, rivolta ai GAS.
Gli agrumi e l’olio dei produttori di riferimento di EquoSud provengono rigorosamente da agricoltura biologica certificata. Tutti i produttori sono piccoli proprietari, singoli o associati in cooperative, assumono regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta, per oltre il 50% immigrata, e sono interni al circuito della solidarietà con gli africani di Rosarno.
E qualcosa dall’anno scorso davvero è cambiato. Tra gli africani più esperti, quelli nuovi che arrivano quest’anno ascoltano anche racconti strani e inaspettati: di contadini buoni che prendono i braccianti immigrati e li mettono in regola, ma per davvero, con le giornate e tutto, alla paga sindacale, non un minuto di lavoro in più dell’orario regolare. Gente che ti parla con rispetto e che nelle pause del lavoro si mostra interessata a conoscerti, ad ascoltare i tuoi racconti guardandoti negli occhi. Gente che t’invita a casa sua, che organizza feste insieme ai ragazzi di alcune associazioni, nelle aziende agricole dove la sera capita di ritrovarsi a cucinare, insieme, italiani ed africani, a conoscere e scambiarsi le tradizioni, a cantare insieme e ballare un po’ la tarantella e un po’ la musica africana…
Nota: le parti in corsivo sono tratte dal sito di Equosud.
Ci forniamo una volta al mese da due diverse cooperative, una siciliana e l'altra calabrese; solitamente gli ordini sono sfasati, in modo da avere prodotti freschi ogni 15 giorni; questa volta, causa sciopero degli autotrasportatori, sono arrivati tutti insieme.
Abbiamo aggiunto i produttori calabresi da un annetto, dopo essere venuti a conoscenza del loro progetto.
Ricordate Rosarno, la rivolta degli immigrati? Proprio in quelle terre, dove la 'ndrangheta spadroneggia, la cooperativa EquoSud ha lanciato un anno fa SOS Rosarno: una campagna per la legalità, l'integrazione e la sopravvivenza dell'economia rurale, rivolta ai GAS.
Gli agrumi e l’olio dei produttori di riferimento di EquoSud provengono rigorosamente da agricoltura biologica certificata. Tutti i produttori sono piccoli proprietari, singoli o associati in cooperative, assumono regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta, per oltre il 50% immigrata, e sono interni al circuito della solidarietà con gli africani di Rosarno.
E qualcosa dall’anno scorso davvero è cambiato. Tra gli africani più esperti, quelli nuovi che arrivano quest’anno ascoltano anche racconti strani e inaspettati: di contadini buoni che prendono i braccianti immigrati e li mettono in regola, ma per davvero, con le giornate e tutto, alla paga sindacale, non un minuto di lavoro in più dell’orario regolare. Gente che ti parla con rispetto e che nelle pause del lavoro si mostra interessata a conoscerti, ad ascoltare i tuoi racconti guardandoti negli occhi. Gente che t’invita a casa sua, che organizza feste insieme ai ragazzi di alcune associazioni, nelle aziende agricole dove la sera capita di ritrovarsi a cucinare, insieme, italiani ed africani, a conoscere e scambiarsi le tradizioni, a cantare insieme e ballare un po’ la tarantella e un po’ la musica africana…
Nota: le parti in corsivo sono tratte dal sito di Equosud.
giovedì 2 febbraio 2012
Danze popolari
Ieri era sera di danze popolari. Ci troviamo due volte al mese a casa della "maestra", e facciamo un paio d'orette di balli su musiche popolari da tutto il mondo: soprattutto europee (italiane, francesi, irlandesi, balcaniche, ...), ma anche ebraiche o americane.
Non ci credereste, ma c'è tutto un mondo intorno alle danze popolari; ci sono molti appassionati che seguono corsi tutto l'anno, e il culmine si ha con le feste a ballo, dove la musica è suonata dal vivo da gruppi richiestissimi.
Il bello delle danze popolari è che sono balli di gruppo, più o meno facili da imparare per chiunque, con musiche molto varie. Nel mio piccolo, con l'aiuto di Cetti-girl che è sempre entusiasta, se capita l'occasione giusta, magari un picnic o una festa, riesco a convincere tutti a fare quattro salti, spiegando lì per lì i balli meno complicati. Alla fine il divertimento è assicurato.
Una delle ultime ballerine che si sono unite a noi, se non erro laureata in pedagogia, sostiene addirittura che il ballo di gruppo andrebbe reso obbligatorio per legge una volta alla settimana per tutti, tanti sono i benefici psico-fisici che ne derivano a chi lo pratica.
Provare per credere.
Non ci credereste, ma c'è tutto un mondo intorno alle danze popolari; ci sono molti appassionati che seguono corsi tutto l'anno, e il culmine si ha con le feste a ballo, dove la musica è suonata dal vivo da gruppi richiestissimi.
Il bello delle danze popolari è che sono balli di gruppo, più o meno facili da imparare per chiunque, con musiche molto varie. Nel mio piccolo, con l'aiuto di Cetti-girl che è sempre entusiasta, se capita l'occasione giusta, magari un picnic o una festa, riesco a convincere tutti a fare quattro salti, spiegando lì per lì i balli meno complicati. Alla fine il divertimento è assicurato.
Una delle ultime ballerine che si sono unite a noi, se non erro laureata in pedagogia, sostiene addirittura che il ballo di gruppo andrebbe reso obbligatorio per legge una volta alla settimana per tutti, tanti sono i benefici psico-fisici che ne derivano a chi lo pratica.
Provare per credere.
mercoledì 1 febbraio 2012
Diversi modi di consumare
Approfittando dei saldi, sono andato a comprare un paio di pantaloni tipo velluto millerighe. Appena l'ha saputo, Cetti-girl è corsa dai nonni gridando al miracolo.
Diciamo con un eufemismo che si divertono un mondo a prendermi in giro, solo perché uso dei capi di abbigliamento ormai maggiorenni; in effetti, se escludiamo i jeans che ho preso un anno fa con il GAS, erano anni che non acquistavo pantaloni invernali. Ma non sarà una colpa se li tratto bene e quindi mi durano!
Il fatto è che sono un perfetto consumatore, e invece un disastro come consumista. Leggete un po' dal vocabolario Treccani:
consumare
a. Logorare, finire a poco a poco con l’uso.
consumismo
Fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate, consistente nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo, suscitato ed esasperato dall’azione delle moderne tecniche pubblicitarie, le quali fanno apparire come reali bisogni fittizî, allo scopo di allargare continuamente la produzione.
Diciamo con un eufemismo che si divertono un mondo a prendermi in giro, solo perché uso dei capi di abbigliamento ormai maggiorenni; in effetti, se escludiamo i jeans che ho preso un anno fa con il GAS, erano anni che non acquistavo pantaloni invernali. Ma non sarà una colpa se li tratto bene e quindi mi durano!
Il fatto è che sono un perfetto consumatore, e invece un disastro come consumista. Leggete un po' dal vocabolario Treccani:
consumare
a. Logorare, finire a poco a poco con l’uso.
consumismo
Fenomeno economico-sociale tipico delle società industrializzate, consistente nell’acquisto indiscriminato di beni di consumo, suscitato ed esasperato dall’azione delle moderne tecniche pubblicitarie, le quali fanno apparire come reali bisogni fittizî, allo scopo di allargare continuamente la produzione.
Iscriviti a:
Post (Atom)